biografia

 

Stefano Cattai (Vittorio Veneto, 1978)

La sua formazione affonda le radici in un’eredità familiare precoce, consolidandosi presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia.

In questo alveo, la sua pratica pittorica si contamina con lo studio della fotografia e della Psicologia della Forma: discipline che hanno impresso alla sua ricerca una tensione costante verso i meccanismi percettivi. Per Cattai, l’immagine non è un dato immutabile, ma un campo di forze sociologiche da indagare e, infine, scardinare.

L’estetica dell'artista è il risultato di un'indagine antropologica alimentata dal viaggio. Le tappe a Berlino e negli Stati Uniti (New York, Pennsylvania, Delaware) sono state fondamentali per l’osservazione dei flussi culturali globali. È in questi contesti che Cattai assorbe l’iconografia dei media, della moda e del cinema; tuttavia, se l’eco della Pop Art e del Ready-made dadaista appare come citazione iniziale, essa funge solo da pretesto visivo per un’operazione più profonda di sabotaggio dell'immagine.

Oggi, la ricerca di Cattai si concentra sulla decostruzione del simulacro. L’immagine mediatica, una volta assorbita, viene aggredita dalla materia. Sotto lo pseudonimo di IntrusoArt, l’artista opera una vera propria interferenza sul supporto: le icone popolari vengono travolte da stratificazioni e craquelure perdendo la loro asetticità industriale per acquistare una sofferenza organica. La pittura diventa così il luogo di una frizione tra la memoria dell’icona e la verità della materia che la corrode.

Cattai porta avanti una sperimentazione che oscilla tra l’urlo della saturazione cromatica e il silenzio concettuale del vuoto. La sua opera non vuole rappresentare il reale, ma testimoniare il momento in cui l’immagine collassa, rivelando l’anatomia del tempo sotto la superficie.